martedì 11 agosto 2026

Codogno

Con una copertina brillante di giallo, giunge al numero 69, Kamen’, la rivista di poesia e filosofia diretta da Amedeo Anelli che si segnala sempre per l’originalità delle scelte e per l’accuratezza degli approfondimenti. La prima parte è dedicata a venti poesie di Peter Quintus Robert Anderson (a cura di Mara Boccaccio), autore sudafricano di “versi di desiderio e gratitudine, ma anche di testimonianza sociale e personale, meno confessionali rispetto alla poesia americana della metà del ventesimo secolo, ma capaci di spalancare il cuore umano nella sua risoluta speranza di una vita da non perdere o abbandonare. Si potrebbe parlare, non in senso tradizionale, di tenaci inni alla vita, perseveranti nell’accettarne in modo radicale tutte le sfumature, non coniugate secondo i principi di giusto o sbagliato, ma percepite nella loro totale enigmaticità”. Come si può intravedere in una delle liriche più avvincenti, Paese spezzato dove Peter Quintus Robert Anderson ci ricorda che il nostro “il nostro futuro giunse al volante nella notte”. È solo delle numerose e possibili visioni raccolte dalla selezione antologica di Kamen’ 69 che Mara Boccaccio si premura di sintetizzare così: “L’occhio del poeta non fa distinzione, ma calibra con perizia la luce che traversa la realtà e distilla ogni elemento per restituirlo al lettore non trasformato, ma più vero. La poesia, d’altro canto, è uno stato di necessità per Anderson, il suo modo di stare al mondo, ed è proprio da questa profonda esigenza che scaturisce il suo sguardo scevro di giudizio, uno sguardo inclusivo”. Lo si nota, in tutta evidenza, nei versi in conclusione a In corso: “Ed è una rivolta; stiamo tutti ridendo a crepapelle sotto le luci. C’è un’idea: tenersi per mano”. Un sottile, invisibile, ma chiarissimo filo collega la poesia di Peter Quintus Robert Anderson alla seconda parte di Kamen’ 69 che è occupata da una validissima e corposa analisi di O bella ciao rivista da un punto di vista storico e critico. Darko Suvin (nella traduzione di Daniela Marcheschi) introduce così la sua intensa disanima della canzone: “In questi ultimi orribili anni di epidemie mortali, dal Covid-19 a guerre in tre continenti fino al Trumpismo, sono arrivato ad affidarmi a tanta musica per una consolazione e uno stimolo. Ciò mi ha fatto giungere a una comprensione più piena della canzone popolare italiana e internazionale che parla di un partigiano della resistenza armata e della sua tomba: O bella ciao. Globalmente odiata e ostacolata dai governanti è stata tradotta ed eseguita con entusiastici battimani dall’Europa fino all’America latina e a molta parte dell’Asia, sebbene i cori la cantino pure in Africa”. Per abbonamenti e/o ulteriori informazioni: Libreria Ticinum Editore. 

Nessun commento:

Posta un commento