Il Black Inside si è ormai imposto come una delle più importanti realtà per la musica dal vivo, per la raffinata ricerca e per la qualità delle proposte, sempre estranee alle mode e al mainstream corrente, e attentissime all’autenticità delle proposte. L’elenco degli show che hanno transitato sul palco del Black Inside è, da solo, la testimonianza di un’identità ben precisa, che è costruita concerto dopo concerto da una connessione diretta tra il pubblico e gli artisti in nome di una comune passione. Ancora di più per il programma primaverile di marzo e aprile, dove il Black Inside vira con decisione verso una corrente monografica, dedicando tutto il calendario a variopinte interpretazioni del blues. Anche qui, gli act proposti brillano per le soluzioni innovative, se non proprio originali, condivise all’interno delle comuni radici che affondano nei meandri della musica afroamericana. Primo testimone di questo approccio è Paolo Bonfanti che da anni ha allargato le sue indagini sonore, dal sound di New Orleans al dialetto genovese, dalla canzone d’autore italiana al rock’n’roll più sfrenato, rivelandosi un artista poliedrico e di rara intelligenza. Non è di meno Francesco Piu che ha saputo coniugare i tratti delle sue origini sarde con gli stili più energici e ruspanti del blues, collezionando una carriera discografica di tutto rispetto, ma soprattutto un impatto live davvero entusiasmante. Sulla stessa onda, ma con un’attenzione speciale al songwriting americano, è la ricerca di SirJoe Polito che si distingue anche per la dimestichezza tra la strumentazione acustica e quella elettrica, che si adatterà alla perfezione allo scenario del Black Inside.

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