martedì 31 marzo 2026

Opera

Nuovo appuntamento dal vivo per i Three Seconds To Stop alias 2ts al seguito del nuovo EP Imaginary Passengers (Torpedo Records, 2026) che suoneranno all’Armònia Music Bar di Opera (via Armando Diaz, 16, 3494719090) giovedì 9 aprile, a partire dalle ore 21.30. Imaginary Passengers arriva al culmine di un percorso di più di vent’anni di rock’n’roll che ha visto i Three Seconds To Stop attraversare le gestazioni degli album Three Seconds To Stop (2003), Stolen Moments (2011) e Awareness (2017), poi tutti raccolti in una card USB pubblicata nel 2023.  Le canzoni di Imaginary Passengers, incise essenzialmente live sono connesse da una moltitudine di riff chitarristici e da un lavorio ritmico incessante, ruotano con convinzione attorno alla figura femminile, omaggiata con The Thine Line, Cecilia e Kajal Girl, ispirata e dedicata ad Amy Winehouse, cantante straordinaria e personalità tanto tormentata quanto indimenticabile. Tra gli Imaginary Passengers è la presenza più vistosa, ma non è l’unica perché come dicono i 2ts che nello specifico sono Davide Boerchio (chitarra e voce), Stefano De Giorgi (chitarra), Fabio Fontana (basso), Davide Rolla alla batteria “in tutti questi anni di musica, ma anche nella vita di ognuno, chissà quante volte abbiamo sognato viaggi e quanti altri viaggiatori abbiamo incontrato con le speranze, le delusioni, i disastri, l’amore, il sesso, le sbronze, le disillusioni e le certezze”. Per ulteriori informazioni: Armònia Music Bar.

lunedì 23 marzo 2026

Kamen’ 68


Kamen’ è un’eccellenza culturale che da trentacinque anni senza interruzioni indaga con autorevolezza temi poetici e filosofici con un’eleganza e una trasparenza che hanno pochi eguali. Una dimensione che, in parallelo alla ricerca letteraria, sempre puntuale e raffinata, coltiva una rigorosa indipendenza. Negli anni hanno trovato spazio nelle pagine di Kamen’ riflessioni, carteggi, osservazioni, ricordi, aforismi, percorsi di un discorso ininterrotto che tocca tutti gli aspetti della vita culturale e artistica, dal giornalismo al teatro fino alla musica. Un lavoro assiduo e fermo nella sua qualità così come movimentato ed eclettico nella ricchezza delle proposte, tutte concentrate sulla linearità e sulla precisione delle pagine in bianco e nero, prive degli orpelli delle immagini e concentratissime sull’essenzialità e sui significati delle parole. L’unica concessione estetica sono le sgargianti vesti monocolore della copertina (in Kamen’ 68 viene sfoggiato un brillante rosso) che ormai sono una componente irrinunciabile della rivista, riconosciuta, nel 2021, per “l’alto valore culturale”. Per inciso, non contiene pubblicità e per questo meriterebbe pure una medaglia al valore. La prima parte di Kamen’ 68 è dedicata a Giuseppe Baretti, figura di intellettuale quanto mai necessaria essendo stato “fra i primi a cercare una critica letteraria moderna, intesa come genere letterario e come presa in esame della cultura e dei costumi in generale, ispirata alla difesa battagliera di un’arte eticamente utile”. Il saggio di Marino Alberto Balducci sul rapporto di Baretti con Dante è un’analisi ricchissima e luminosa che, tra l’altro, contiene un passaggio che è un ideale cardine con la seconda parte della rivista dove dice che “la poesia non è filosofia. La grande poesia è tutt’altro. È trascendimento dei limiti della ragione, dei suoi confini traslucidi: essa è amplificazione del nostro sentire (e dell’avvertire la verità nell’essenza profonda di questa, proprio attraverso il sentire) grazie alle immagini, ai miti, ai simboli più potenti e misteriosi”. È il caso specifico di Sarah Kirsch, un’importante voce del ventesimo secolo riportata all’attenzione dall’ottima selezione a cura di Paola Quadrelli, dove spicca tra, le altre liriche, Tramonta bel sole: “Tramonta bel sole, muori con meno arte, casa sfasciati non esitate: il mio delfino grigio ha raggiunta a nuoto l’altra costa. Ancora ieri soffiava mare dinanzi a sé, nuotava pieno di arte, frustava l’acqua, ora è via lontano, dicono, la nostra costa, incrostata di sale e vuota, ha perduto il suo delfino. Nessuno conosce una via di fuga”. Molto interessante anche La tesi di laurea di Nino Rota su Gioseffo Zarlino secondo la ricostruzione di Matteo Mario Vecchio che rispolvera una notevole digressione di Nino Rota, quanto mai adeguata alle forme esplorate da Kamen’: “La parola può essere non soltanto elemento di organicità espressiva: ma attraverso tale organicità essa può contribuire alla determinazione di un ordine, di una forma nello stesso lato puramente musicale di una composizione. Le corrispondenze, le alternative, i contrasti nella successione dei momenti espressivi musicali trovano nella parola una giustificazione e un’unità, che dalla corrispondenza esteriore si può estendere alla intima essenza musicale. In un secondo tempo si potrebbe quasi dire che la parola commenta la musica, e in certo senso, la spiega”. Per abbonamenti o ulteriori informazioni: Kamen’.

mercoledì 18 marzo 2026

Lonate Ceppino


Il Black Inside si è ormai imposto come una delle più importanti realtà per la musica dal vivo, per la raffinata ricerca e per la qualità delle proposte, sempre estranee alle mode e al mainstream corrente, e attentissime all’autenticità delle proposte. L’elenco degli show che hanno transitato sul palco del Black Inside è, da solo, la testimonianza di un’identità ben precisa, che è costruita concerto dopo concerto da una connessione diretta tra il pubblico e gli artisti in nome di una comune passione. Ancora di più per il programma primaverile di marzo e aprile, dove il Black Inside vira con decisione verso una corrente monografica, dedicando tutto il calendario a variopinte interpretazioni del blues. Anche qui, gli act proposti brillano per le soluzioni innovative, se non proprio originali, condivise all’interno delle comuni radici che affondano nei meandri della musica afroamericana. Primo testimone di questo approccio è Paolo Bonfanti che da anni ha allargato le sue indagini sonore, dal sound di New Orleans al dialetto genovese, dalla canzone d’autore italiana al rock’n’roll più sfrenato, rivelandosi un artista poliedrico e di rara intelligenza. Non è di meno Francesco Piu che ha saputo coniugare i tratti delle sue origini sarde con gli stili più energici e ruspanti del blues, collezionando una carriera discografica di tutto rispetto, ma soprattutto un impatto live davvero entusiasmante. Sulla stessa onda, ma con un’attenzione speciale al songwriting americano, è la ricerca di SirJoe Polito che si distingue anche per la dimestichezza tra la strumentazione acustica e quella elettrica, che si adatterà alla perfezione allo scenario del Black Inside.

Roma

Dal 23 marzo arriva su RaiPlay Sound Spudoratamente Liscio, il nuovo podcast Original firmato da Federica Manzitti: una spericolata incursione in cinque episodi nelle balere di oggi per raccontare una storia italiana e arrivata ben oltre i confini nazionali. Con la prospettiva di uno sguardo esterno alla Romagna, i cinque episodi del podcast Original RaiPlay Sound portano a scoprire quanto uno stile troppo frettolosamente percepito come provinciale, sia invece capace di rivelare insospettate virtù e giovanissimi cultori perché strettamente connesso a temi pertinenti col contemporaneo. Per esempio: la necessità di sfuggire alle logiche del mainstream, la pulsione verso un vero contatto umano, la valorizzazione delle competenze, la relazione con un territorio in fase di trasfigurazione non solo climatica, il tentativo d’inventare un nuovo modello economico. 

    La ricchezza di Spudoratamente Liscio si traduce anche in una moltitudine di ospiti tra cui Riccardo Tesi, Enrico Gabrielli, Mirko e Riccarda Casadei, Moreno il Biondo, Roberta Cappelletti, Mauro Ferrara, La Storia di Romagna, Fiorenzo Tassinari, Giordano Sangiorgi, Federico Savini, Emisurela, Santa Balera, Andrea Pollarini. E ancora una selezione dalle Teche Rai delle voci di Federico Fellini, Riccardo Muti, Raffaello Baldini, Lorenza Mazzetti e molti altri. Figlia della geniale capacità d’inventarsi un modo di stare al mondo e di affrontare le avversità, la musica da ballo romagnola è tutt’altro che un reperto del passato e Spudoratamente Liscio, attraverso testimonianze dirette e materiali d’archivio, racconta la gioia che si prova in balera e i suoi effetti febbrili. I cinque episodi sono caratterizzati dagli strumenti classici del liscio, il clarinetto, il violino e l’intera orchestra, la fisarmonica, la voce con l’espressione popolare e autentica del dialetto e il sassofono che porta a esplorare altri orizzonti, come se fosse una chiave d’accesso a un universo musicale in continua trasformazione. 

Il progetto è realizzato con la direzione artistica di Andrea Borgnino. L’editing è curato da Arianna Biagi e Paola Manduca, il sound design è firmato da Massimo Verolini, mentre la responsabile di produzione è Giulia Giannuli. Federica Manzitti, autrice e audio-documentarista, è stata premiata in importanti festival tra cui Ilpod 2025, Anello Debole 2019, Premio Capodistria 1999. Con Spudoratamente Liscio firma un racconto che intreccia memoria e presente, attraversando paesaggi concreti e insieme sognanti: dalle lunghe spiagge adriatiche alle colline friabili, fino alle nebbie che avvolgono una terra segnata anche dalle recenti alluvioni, dove l’acqua è da sempre risorsa e minaccia, e se è vero che le alluvioni fanno scivolare la Romagna dalla collina alla riviera come le note di una fisarmonica, dove trovare oggi quel genius loci che stregò anche Federico Fellini? Dopo aver inventato le cooperative, il Liscio e il turismo di riviera, il genio romagnolo suggerisce un modo per tenere il mondo a galla, e ballarci sopra, magari con un brindisi e un sorriso.