Sabato 19 settembre a via San Mamete 8 (angolo via Adriano), nello stabile popolare MM, sarà inaugurata la mostra collettiva Contact a San Mamete. Una casa senza pareti che è parte centrale del progetto Contact San Mamete, ideato dall’associazione City Art, allo scopo di promuovere le relazioni e la socialità all’interno degli stabili popolari, e in generale la comunicazione tra lo spazio domestico e quello pubblico. L’evento è parte del progetto Contact San Mamete, promosso dall’associazione City Art e finanziato da MM. Il giardino, la portineria, il cortile e le mura dello stabile saranno lo sfondo delle installazioni di otto artisti, che rifletteranno sulla congiunzione tra spazio privato e dell’incontro: Angelo Caruso, Gruppo Flessibile, Francesco Garbelli, Atefeh Kas, Pino Lia, Gabriele Mundula, Premiata Ditta. I soci di City Art e gli artisti che partecipano al progetto Contact a San Mamete hanno inteso lavorare in diversi modi sulla frontiera tra interno ed esterno, tra pubblico e privato, sullo scambio tra storia e memoria. È qualcosa che va riallacciato con pazienza e mediato dalla bellezza dell’arte, in contesti dove a volte il disagio, la chiusura, l’età e la solitudine si fanno sentire è importante riportare la socialità e il dialogo. A questo scopo è stato concepito un progetto di arte pubblica, “per valorizzare il contesto, il territorio, e la cooperazione responsabile tra abitanti e passanti, alla ricerca di una comunità capace di trovare stupore nell’arte di stare insieme”, così nelle parole di Jacqueline Ceresoli, presidente onorario di City Art. Un’arte che sia inclusiva, che coltivi un luogo delle differenze culturali e sociali, che sia modalità di cura per una umanità migliore, ancora nelle parole di Ceresoli. Le installazioni costituiscono anche una lettura simbolica del condominio, delle sue storie, delle memorie, degli usi e delle potenzialità. Il duo artistico Premiata Ditta (Anna Stuart Tovini, Vincenzo Chiarandà) ha sempre proposto progetti partecipativi che hanno coinvolto altri artisti o il pubblico, utilizzando media diversi. Negli ultimi anni ha sviluppato un'opera articolata denominata Frottage. Un dispositivo socievole che consiste nel disegnare portoni e cancelli di diversi quartieri milanesi. In occasione della mostra Contact a San Mamete, Premiata Ditta propone il frottage dell'entrata del palazzo. Durante l’inaugurazione sarà eseguito il disegno e con-temporaneamente sviluppato un dialogo con alcuni abitanti del palazzo che racconteranno storie e aneddoti della casa nel tempo. Il disegno sarà infine appeso sulla sulla saracinesca della portineria. In La casa condivisa Atefeh Kas proporrà una versione di una casa non come rifugio ma come spazio di dialogo approntando un tendone in rete con un tappeto bianco all’interno del cortile. La casa viene generalmente definita come uno spazio privato: un luogo in cui ritirarsi dallo sguardo degli altri, trovare rifugio dal mondo esterno e costruire un confine tra la sfera pubblica e quella personale. Muri, porte e finestre sono gli strumenti che rendono possibile questa separazione, trasformando la casa in un territorio di intimità, sicurezza e appartenenza. Questo progetto nasce dal desiderio di ripensare il concetto di casa e di spostarne i confini. Cosa accadrebbe se la casa non fosse uno spazio di separazione, ma un luogo di incontro, dialogo e costruzione di relazioni? Se, invece di offrire un nascondiglio, rendesse possibile vedere ed essere visti, ascoltare ed essere ascoltati? Durante il periodo di permanenza dell’opera, gli abitanti del palazzo saranno invitati a entrare nello spazio, sostarvi, conversare tra loro e lasciare tracce delle proprie esperienze, memorie o riflessioni scrivendole su fogli di carta. Questi contributi verranno progressivamente affissi sulla struttura della tenda, dando forma a un archivio collettivo di voci, racconti e presenze. In questo modo, la tenda supera la sua funzione di semplice struttura fisica per diventare una casa temporanea e condivisa: una casa che non appa-tiene a un singolo individuo, ma a una comunità, e che trova il proprio significato attraverso la partecipazione e la presenza dei suoi abitanti.
Il presidente di City Art, Angelo Caruso, proporrà uno specchio che permetterà ai visitatori di essere ricompresi nel paesaggio vegetale dei banani e in una porzione di cielo, in un dispositivo poetico che invita a modificare il proprio punto di vista. Lo specchio, collocato ai piedi delle grandi foglie di banano, non restituisce un semplice riflesso, ma costruisce un’immagine inattesa in cui il cielo e la vegetazione sembrano fondersi in un’unica dimensione. L’opera trasforma un angolo di natura urbana in un luogo di contemplazione e di relazione: chi osserva è chiamato a riconoscersi all’interno del paesaggio, diventandone parte integrante. Il riflesso rompe la percezione ordinaria dello spazio e suggerisce un dialogo continuo tra realtà e immagine, tra ciò che è visibile e ciò che può essere immaginato. In questa installazione Caruso conferma la sua ricerca sull’arte pubblica come esperienza condivisa, capace di attivare una partecipazione spontanea e di valorizzare il contesto attraverso un gesto minimo ma carico di significato. Specchiarsi diventa così una metafora dell’incontro con l’altro e con l’ambiente: un invito a guardare il mondo con uno sguardo rinnovato, dove natura, città e osservatore si riflettono reciprocamente in un equilibrio fragile e sorprendente. Ancora i banani di San Mamete 8, questa presenza sorprendente, esotica e poetica, saranno al centro di un’altra opera, Eco, prima puntata del progetto Empatonauta. Lo scopo è inserire in luoghi caratterizzati da stati di incuria e degrado piccole installazioni composte principalmente da corde nautiche di varie dimensioni rosse come il sangue ma, allo stesso tempo, consumate dal tempo. L’opera nasce dall’intuito e segue i punti energetici che vengono suggeriti dal contesto e, aggrappandosi ad elementi sia naturali che artificiali, evidenziando l’unione indissolubile tra uomo e natura, materia e spirito, mente e cuore. dove l’artista Gabriele Mundula cercherà di tracciare in modo visibile tramite le corde nautiche rosse un flusso di energia. I banani hanno dei bulbi in crescita e terra fertile che li nutre ma hanno anche bisogno di energia. Per San Mamete 8, l’intuizione è nata dallo scorcio visivo creato dalla presenza di due alberi di banane posti nel cortile che si affacciano sul fronte strada. Guardando in terra nelle vicinanze si possono notare la presenza di bulbi in crescita che suggeriscono la presenza di un terreno fertile in cui l’energia scorre positivamente. In Tavola natura periferica di Pino Lia, sulla tavola imbandita, ma anche nelle calotte a terra, compaiono frammenti della natura, come bacche, licheni, radici, frutti, foglie, raccolti in loco. Quotidianamente a questi elementi (apparentemente secondari) diamo un’importanza marginale rispetto ad altri che sono ben più visibili. Ecco allora che ricollocati in un ambito di maggiore visibilità, suggeriscono nello spettatore una più forte consapevolezza del vivere in rapporto a ciò che lo circonda. L’installazione acquista valore di paesaggio, manifestando un’attenzione per la natura in toto e per la sua enorme vitalità, con la quale l’uomo è chiamato a interagire. Francesco Garbelli, in un intervento anch’esso in dialogo con il contesto, installerà lungo il muro del percorso verso il giardino che i bambini utilizzano per andare all’asilo simboli animali in pericolo di estinzione, secondo la cifra stilistica che lo caratterizza. Gruppo Flessibile propone in Spazio tangibile un percorso tattile che si snoda lungo il giardino dell’edificio e che invita a pensare un edificio abitato come un corpo. Ulteriori informazioni: City Art.




