Robert Doisneau, Scène de rue, anni Quaranta, 17×19,2 cm, stampa later alla gelatina ai sali d’argento su carta baritata mat,
collezione Rita e Riccardo Marone.
La mostra si propone come un’indagine sui profondi mutamenti sociologici che, negli ultimi quarant’anni, hanno ridefinito i confini e le rappresentazioni della prima e dell’ultima età della vita. Nello scenario occidentale contemporaneo, l’infanzia appare spesso iper-protetta ma isolata dietro gli schermi tecnologici e precocemente mercificata. Al contrario, la vecchiaia sembra aver smarrito lo status di "età della saggezza" per inseguire miti globalizzanti di eterna giovinezza. Per preservare l'autenticità del racconto, la curatrice ha scelto deliberatamente di escludere scatti degli ultimissimi anni, aggirando così le rigidità burocratiche del presente, per concentrarsi su mondi in cui il tempo è sospeso o in cui resiste un dialogo intergenerazionale diretto. Il fulcro della sezione contemporanea è composto dagli scatti di Max Baccetti, fotografo che pone l’essere umano al centro della propria fotografia di viaggio. La sua non è una fotografia di denuncia, ma di narrazione e partecipazione. Tra le foto scattate da Baccetti in Nepal nel 1993 ce n’è una che potrebbe rappresentare il pensiero poetico che sta dietro questa mostra. Vi sono ritratte un’anziana signora e una bambina. Entrambe sorridenti, presumibilmente felici. Tra loro c’è quasi sicuramente un rapporto di parentela, ma quello che si evince è un intenso dialogo tra generazioni. Nei suoi reportage in Nepal, in Mali e in Amazzonia, Baccetti non cerca la denuncia, ma la comprensione e la complicità: le sue immagini raccontano la maestosa e metafisica spiritualità dei vecchi saggi Dogon o l'affettuosa ingenuità dei bambini della foresta.
Edouard Boubat, Two Old Women Massif Auverge, anni Cinquanta, 20,5×29,5 cm, stampa alla gelatina ai sali d’argento su carta baritata mat vintage, collezione Rita e Riccardo Marone
Henry Cartier-Bresson, Parigi, anni Sessanta, 19×27 cm, stampa alla gelatina ai sali d’argento su carta baritata mat vintage,
collezione Rita e Riccardo Marone
Tra le altre opere in esposizione Paolo Simonazzi ne porta in mostra quattro realizzate a Cuba. Simonazzi indaga la dimensione dell’eventuale, l'improbabile, il provvisorio: il riferimento è alla vita, alla sua condizione di precarietà. Accanto a lui, Enzo Obiso è un autore raffinatissimo, che nel corso degli anni ha realizzato lavori significativi, importanti, in cui la figura dell’uomo nelle sue diverse età è determinante. Infine, Paola Mongelli, allieva di Obiso, espone due opere scattate in Benin nel 2004. I suoi piccoli soggetti, definiti "piccole divinità", affiorano in composizioni morbide dall'atmosfera onirica, traducendo l'essere umano in una spiritualità laica in cui l'uomo è solo parte del tutto. Altre immagini completano la mostra tra cui quelle di Giovanni Bartoli, Aldo Bonasia, Mario Cattaneo, Aldo Roveri, Antonio Sansone, Luciano D’Alessandro, Giuseppe Leone, Fausto Giaccone, Helen Levitt, Peter Moeschlin, Giulia Niccolai, Federico Patellani. La mostra, inoltre, documenta il ruolo della fotografia nel mutare le leggi sul lavoro minorile, a partire dagli storici scatti americani di Lewis Hine, passando per la partecipazione sociale dei bambini di Jack Delano e Mary Ellen Mark, fino alla sensibilizzazione in Italia guidata dalle immagini di Gabriella Mercadini, Enrico Pasquali, Barry Thumma e Tony Spina.
Per informazioni: Il ritmo della vita. Vecchi e bambini nella fotografia umanista del XX e XXI secolo
fino 16 ottobre 2026
CMC – Centro Culturale di Milano
Largo Corsia dei Servi, 4
20122 Milano MI
02 86455162 segreteria@cmc.milano.it

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