mercoledì 14 ottobre 2026

Collesalvetti

Oltre cento opere, di cui più di sessanta capolavori del tutto inediti, in mostra per riscoprire il talento e l’autonomia espressiva di Carlo Böcklin nel fecondo dialogo con il padre Arnold: dal 17 ottobre 2026 fino al 4 marzo 2027 la Pinacoteca Comunale Carlo Servolini, Collesalvetti (Li), ospita la mostra Carlo Böcklin: il segreto di Pan dal BOSCO SACRO alle rive del Tirreno. La rassegna costituisce una preziosa e suggestiva ouverture nel panorama degli studi simbolisti, accendendo finalmente i riflettori sulla personalità artistica di Carlo Böcklin, figlio del grande maestro svizzero Arnold. A lungo confinato all’ombra del "circolo magico" dell’atelier paterno, il giovane Böcklin svela in questo appuntamento la sua intima cifra espressiva attraverso un denso itinerario concepito dai curatori con un'evocativa struttura ad anello per celebrare il continuo dialogo intellettuale e umano tra padre e figlio, è articolato in quattro sezioni tematiche.




Promossa e organizzata dal Comune di Collesalvetti, e curata da Francesca Cagianelli, Emanuele Bardazzi e Andrea Muzzi, con il Patrocinio dell'Ambasciata Svizzera in Italia, Consolato Onorario di Svizzera a Firenze, della Regione Toscana, con il contributo di Fondazione Livorno e con il Media Partner Museo Ugo Guidi di Forte dei Marmi, la mostra si configura così come un appuntamento di assoluto rilievo scientifico e culturale per il territorio e per gli studi sul Simbolismo: un viaggio affascinante che per la prima volta ricompone l'eredità artistica di Carlo Böcklin tra memoria familiare, indipendenza stilistica e grande tradizione italiana. La mostra è aperta giovedì, sabato e domenica dalle 15.30 alle 18.30, l'ingresso è gratuito, per ulteriori informazioni: 0586.980227/980174 o Comune di Collesalvetti. 

mercoledì 30 settembre 2026

Milano


Aldo V. Bonasia, Senza titolo (Napoli), anni Settanta, 33×24,3 cm, stampa alla gelatina ai sali d’argento su carta baritata vintage, 
collezione Rita e Riccardo Marone

Fino al 16 ottobre 2026, le sale del CMC, Centro Culturale di Milano, ospitano la mostra fotografica Il ritmo della vita. Vecchi e bambini nella fotografia umanista del XX e XXI secolo, una straordinaria mostra collettiva curata dalla storica dell'arte e curatrice Angela Madesani, organizzata da Franco Maria Ilardo. L'esposizione indaga i due estremi dell'esistenza, l’infanzia e la vecchiaia, mettendone in luce fragilità, purezza e mutamenti antropologici. Il percorso nasce da un’intuizione della curatrice a seguito di una ricerca sulle opere del fotografo toscano Max Baccetti, e si sviluppa intrecciando il suo lavoro con tre sensibili interpreti della fotografia contemporanea, Paolo Simonazzi, Enzo Obiso e Paola Mongelli, in dialogo con una colta selezione di capolavori storici vintage, dagli anni Quaranta ai primi anni Duemila, provenienti dalla prestigiosa collezione di Rita e Riccardo Marone.

Robert Doisneau, Scène de rue, anni Quaranta, 17×19,2 cm, stampa later alla gelatina ai sali d’argento su carta baritata mat, 

collezione Rita e Riccardo Marone.


La mostra si propone come un’indagine sui profondi mutamenti sociologici che, negli ultimi quarant’anni, hanno ridefinito i confini e le rappresentazioni della prima e dell’ultima età della vita. Nello scenario occidentale contemporaneo, l’infanzia appare spesso iper-protetta ma isolata dietro gli schermi tecnologici e precocemente mercificata. Al contrario, la vecchiaia sembra aver smarrito lo status di "età della saggezza" per inseguire miti globalizzanti di eterna giovinezza. Per preservare l'autenticità del racconto, la curatrice ha scelto deliberatamente di escludere scatti degli ultimissimi anni, aggirando così le rigidità burocratiche del presente, per concentrarsi su mondi in cui il tempo è sospeso o in cui resiste un dialogo intergenerazionale diretto. Il fulcro della sezione contemporanea è composto dagli scatti di Max Baccetti, fotografo che pone l’essere umano al centro della propria fotografia di viaggio. La sua non è una fotografia di denuncia, ma di narrazione e partecipazione. Tra le foto scattate da Baccetti in Nepal nel 1993 ce n’è una che potrebbe rappresentare il pensiero poetico che sta dietro questa mostra. Vi sono ritratte un’anziana signora e una bambina. Entrambe sorridenti, presumibilmente felici. Tra loro c’è quasi sicuramente un rapporto di parentela, ma quello che si evince è un intenso dialogo tra generazioni. Nei suoi reportage in Nepal, in Mali e in Amazzonia, Baccetti non cerca la denuncia, ma la comprensione e la complicità: le sue immagini raccontano la maestosa e metafisica spiritualità dei vecchi saggi Dogon o l'affettuosa ingenuità dei bambini della foresta.



Edouard Boubat, Two Old Women Massif Auverge, anni Cinquanta, 20,5×29,5 cm, stampa alla gelatina ai sali d’argento su carta baritata mat vintage, collezione Rita e Riccardo Marone


Henry Cartier-Bresson, Parigi, anni Sessanta, 19×27 cm, stampa alla gelatina ai sali d’argento su carta baritata mat vintage, 

collezione Rita e Riccardo Marone


Tra le altre opere in esposizione Paolo Simonazzi ne porta in mostra quattro realizzate a Cuba. Simonazzi indaga la dimensione dell’eventuale, l'improbabile, il provvisorio: il riferimento è alla vita, alla sua condizione di precarietà. Accanto a lui, Enzo Obiso è un autore raffinatissimo, che nel corso degli anni ha realizzato lavori significativi, importanti, in cui la figura dell’uomo nelle sue diverse età è determinante. Infine, Paola Mongelli, allieva di Obiso, espone due opere scattate in Benin nel 2004. I suoi piccoli soggetti, definiti "piccole divinità", affiorano in composizioni morbide dall'atmosfera onirica, traducendo l'essere umano in una spiritualità laica in cui l'uomo è solo parte del tutto. Altre immagini completano la mostra tra cui quelle di Giovanni Bartoli, Aldo Bonasia, Mario Cattaneo, Aldo Roveri, Antonio Sansone, Luciano D’Alessandro, Giuseppe Leone, Fausto Giaccone, Helen Levitt, Peter Moeschlin, Giulia Niccolai, Federico Patellani. La mostra, inoltre, documenta il ruolo della fotografia nel mutare le leggi sul lavoro minorile, a partire dagli storici scatti americani di Lewis Hine, passando per la partecipazione sociale dei bambini di Jack Delano e Mary Ellen Mark, fino alla sensibilizzazione in Italia guidata dalle immagini di Gabriella Mercadini, Enrico Pasquali, Barry Thumma e Tony Spina.


Per informazioni: Il ritmo della vita. Vecchi e bambini nella fotografia umanista del XX e XXI secolo

fino 16 ottobre 2026


CMC – Centro Culturale di Milano

Largo Corsia dei Servi, 4

20122 Milano MI

02 86455162 segreteria@cmc.milano.it 

lunedì 14 settembre 2026

Castiraga Vidardo


Il programma della tradizionale festa della comunità Il Pellicano, che raggiunge il trentacinquesimo anno di attività, si arricchisce di alcune iniziative rilevanti e strettamente legate alla storia della realtà di Castiraga Vidardo guidata da Peppo Castelvecchio. A fianco alla Santa Messa (ore 11) e al pranzo condiviso e offerto dalla comunità (ore 12.30), è prevista la mostra fotografica di Antonio Mazza, L’ultimo pasto e la presentazione del romanzo di Michele Casiraghi, Lasciati assalire. L’ultimo pasto o Denunce visive contro lo spreco e la fame nel mondo sono il frutto di una raffinata elaborazione artistica, ma anche di una rara sensibilità diventa una riflessione feroce su ciò che manca. Sulla fame. Sulla disuguaglianza. Sullo spreco quotidiano a cui non facciamo più caso. Le immagini, da un Frigo incatenato a un Torsolo di mela, da una Mosca sulla cena agli Avanzi nella spazzatura partono da suggestioni visive generate con l’intelligenza artificiale, poi trasformate dall’apprezzatissimo fotografo lodigiano Antonio Mazza in opere fisiche attraverso la stampa Polaroid, l’incisione sull’emulsione, la manipolazione manuale. Ogni scatto è un pezzo unico, un oggetto tangibile, costruito con lentezza e cura. Un ibrido tra futuro e memoria: non sono fotografie da incorniciare, ma ferite da non dimenticare. In un mondo che butta il pane e ignora la sete, le immagini che delineano L’ultimo pasto vogliono farsi ricordo e coscienza. La mostra (disponibile dalle ore 10.00) è bilingue (italiano e inglese) e sarà corredata di un pratico e utilissimo catalogo al modico prezzo di 5 euro.Michele Casiraghi, filmaker e fotografo milanese che ha una lunga consuetudine con la comunità Il Pellicano, dove ha girato e diretto il pluripremiato cortometraggio Adesso come adesso (2011), presenterà il suo primo romanzo Lasciati assalire, (Manni, 144 pagine, 17,50 euro), una storia singolare e sorprendente che tocca temi delicati e impegnativi con una sua particolare grazia: un falco pellegrino e il suo falconiere raccontano la propria esistenza in un’alternanza di flussi di coscienza e scene venatorie, compagni di caccia e sogni. Le due identità sembrano a tratti confondersi diventando indistinguibili. Il legame tra il documentario e il romanzo (la presentazione sarà alle ore 11.45) è così descritto nelle parole dello stesso Michele Casiraghi: “Con Adesso come adesso, la comunità, apparentemente luogo della diversità, diventava un osservatorio da cui guardare quelli che stavano fuori; alla fine non erano più così distinguibili. Gli ospiti cercavano un’altra vita, ma anche io, avevo rovesciato lo sguardo: chi è dentro? Chi è fuori? Chi è normale? Chi è privilegiato? In Lasciati assalire succede qualcosa di analogo: sembrano esserci categorie chiare: falconiere/falco, addestratore/addestrato, libertà/prigionia, bene/male, si crede di sapere chi educa e chi viene educato. Poi le identità si contaminano fino quasi a diventare indistinguibili”. Per la serie “scritture utili” e in omaggio al trentacinquesimo anniversario due autori lodigiani, Valerio Bricca e Marco Denti hanno dedicato altrettanti racconti (già disponibili, liberi e gratuiti, sul blog degli orti del Pellicano e scaricabili in formato PDF) dedicati alla vita in comunità. Le due storie, 2135 di Valerio Bricca e Un’aria pesante di Marco Denti sono opposte e complementari: 2135, come si evince dal titolo, è proiettata nel futuro dove le porte aperte della comunità dovranno affrontare problemi sempre più complessi; Un’aria pesante riporta invece alla primavera del 1986 quando la comunità, che in quell’epoca pionieristica viveva dei frutti della terra, dovette affrontare l’emergenza di Chernobyl. Ulteriori informazioni: Il Pellicano e/o Gli orti del Pellicano.

Castelfranco Veneto

(Mario Giacomelli, Apprendista, 1955, Eredi Mario Giacomelli © Simone Giacomelli)

Dal 12 settembre al 15 novembre 2026, le sale del Museo Casa Giorgione a Castelfranco Veneto, ospiteranno la mostra Fotografia italiana 1955. Gli uomini nuovi della fotografia e Gino Oliva a Castelfranco, curata dalla ricercatrice fotografica Simona Guerra. L’evento è promosso dal Comune di Castelfranco Veneto in collaborazione con il Circolo Fotografico El Paveion e l'Università Popolare, oltre a godere del patrocinio della S.I.S.F. (Società Italiana per lo Studio della Fotografia). Nel secondo dopoguerra, mentre l’Italia cercava faticosamente di ricostruire la propria identità sulle macerie del conflitto si consumava nel mondo dell’arte una silenziosa ma radicale rivoluzione visiva. La fotografia, finalmente libera da stilemi di regime e da retoriche di maniera, cominciava a guardare oltre i confini nazionali, desiderosa di confrontarsi con la scena internazionale. In questo scenario di rinnovamento culturale, la vera sorpresa non arrivò soltanto dai grandi centri metropolitani, ma risuonò con forza nei cenacoli e nei circoli di provincia. Tra questi, Castelfranco Veneto divenne un inaspettato e fertilissimo laboratorio d’avanguardia, un punto di ritrovo capace di generare idee, accendere discussioni e tracciare le nuove rotte dell'immagine italiana.


(Pio Baldo Camici, Trina fusa 1955 © Archivio Pio Baldo Camici Firenze)


Il cuore del percorso espositivo è costituito da circa cento opere, in grandissima parte scatti vintage originali dell'epoca e molti dei quali del tutto inediti, pazientemente rintracciati e selezionati da importanti archivi pubblici e privati, biblioteche e istituzioni di rilevanza nazionale. In mostra opere dei grandi fotografi che parteciparono alla rassegna come Fulvio Roiter, Giulio Parmiani, Paolo Monti, Carlo Bevilacqua, Ferruccio Ferroni, Piergiorgio Branzi, Paolo Bocci, Giovanni Salani, Alfredo Camisa, Pio Baldo Camici, Luciano Ferri, Francesco Giovannini, Toni del Tin, Nino Migliori, Gianni Berengo Gardin, Bruno Simoncelli, Mario de Biasi, Giuseppe Cavalli ed altri. Inoltre, in un contesto storico ancora fortemente segnato da una presenza quasi esclusivamente maschile, la mostra accende un riflettore ben distinto sul contributo femminile. Viene infatti riservato uno spazio di rilievo alle figure di Ada Gazzaniga, Laura Martinelli Stroili, Lavinia Ruggieri e Maria Sartori: quattro autrici che, con fare raro e pionieristico per i concorsi dell'epoca, seppero imporre la loro visione e la loro sensibilità poetica.


(Gino Oliva, Lourdes 1958 © Eredi Gino Oliva Castelfranco Veneto)


A completare il percorso espositivo, due ampie sezioni di approfondimento: una dedicata al Gino Oliva fotografo e intellettuale, l’altra all’esordio di Mario Giacomelli. Gino Oliva ebbe la straordinaria capacità di trasformare la cittadina veneta in un polo d'attrazione per i più talentuosi fotografi dell'epoca, intessendo con loro dialoghi personali e scambi d'idee. In questa sezione è presentata una selezione di suoi scatti, dai quali emerge come Oliva abbia fatto tesoro delle lezioni apprese dai grandi fotografi del suo tempo, che gli furono amici. La seconda sezione speciale, invece, ripercorre un episodio fondamentale nella storia della fotografia d'autore: l’esordio di Mario Giacomelli. Nel 1955, un giovanissimo Giacomelli, che aveva impugnato la macchina fotografica per la prima volta soltanto la vigilia di Natale del 1953, ricevette a Castelfranco il suo primo grande riconoscimento di livello nazionale. A intuirne immediatamente il genio fu Paolo Monti che lo definì “l'uomo nuovo della fotografia”. In mostra, una preziosa selezione di scatti ed esperimenti giovanili permette di ripercorrere i primissimi passi di quella che sarebbe diventata una delle ricerche interiori, poetiche e tormentate più iconiche della fotografia mondiale.


(Gianni Berengo Gardin, I cani ci guardano 1954 © Eredi Gianni Berengo Gardin)


Ad arricchire l'esperienza della visita è la presenza di un imponente e inestimabile patrimonio documentario. I visitatori potranno infatti ammirare da vicino i registri e gli appunti autografi stilati dai membri della giuria, le fitte corrispondenze epistolari tra gli organizzatori e gli artisti, oltre alle riviste d'epoca e ai cataloghi originali. Questo corpus di carteggi e documenti non rappresenta un semplice corredo decorativo, ma costituisce una chiave di lettura fondamentale per indagare le dinamiche umane, estetiche e concettuali di un'epoca in cui la fotografia cercava una nuova collocazione morale ed espressiva. Informazioni, prenotazioni, orari e biglietti su Museo Casa Giorgione, Castelfranco Veneto, Treviso, telefono: 0423/735626.