giovedì 23 aprile 2026

Aosta

La curatrice Valeria Gorbova presenta così la mostra Tra luce e grazia, fino 2 giugno 2026 ad Aosta, Museo Archeologico Regionale: “Grigory Gluckmann occupa un posto unico nell’arte del Novecento. La sua vita si svolse attraverso i paesaggi culturali dell’Impero Russo, della Mosca rivoluzionaria, della Berlino di Weimar, di Firenze, di Parigi e degli Stati Uniti. Ciascuno di questi contesti contribuì a plasmare il suo linguaggio artistico, nel quale profondità psicologica e tecniche degli antichi maestri confluiscono in una sintesi distintiva. Questa mostra offre la prima occasione in Europa per riconsiderare la portata e il significato della sua eredità artistica”. Grigory Gluckmann (1898-1973) nacque a Polotsk, allora parte dell’Impero Russo. Nel 1917 entrò alla Scuola di Pittura, Scultura e Architettura di Mosca, ma nel 1920, nel pieno degli sconvolgimenti rivoluzionari, abbandonò gli studi ed emigrò a Berlino. Nel gennaio 1924 Gluckmann lasciò Berlino e si recò in Italia. Trascorse circa nove mesi a Firenze, dove lavorò sistematicamente nei musei e, per la prima volta, in uno studio tutto suo. Questo periodo si rivelò decisivo nella sua biografia artistica. Immerso nello studio della pittura rinascimentale, adottò la tecnica della pittura su tavola lignea, un metodo raramente utilizzato dagli artisti del Novecento e che avrebbe continuato a impiegare per tutta la sua carriera. Durante il soggiorno italiano partecipò anche alla Biennale di Venezia, entrando così nel circuito espositivo internazionale. Più tardi, sempre nel 1924, Gluckmann si stabilì a Parigi, allora epicentro del mondo artistico internazionale. Il suo debutto parigino ebbe luogo alla Galerie Druet, dove la sua prima mostra personale attirò l’attenzione dei principali critici. Nel corso degli anni Venti e Trenta espose regolarmente nei maggiori saloni parigini, tra cui il Salon des Tuileries e il Salon d’Automne. Entrò a far parte del milieu artistico cosmopolita noto come École de Paris, una comunità composta in gran parte da artisti stranieri per i quali Parigi rappresentava sia libertà artistica sia scambio culturale. Durante gli anni Trenta la posizione professionale di Gluckmann continuò a rafforzarsi e nel 1937 gli fu conferita la Medaglia d’Oro al Salon di Parigi, uno dei riconoscimenti più significativi della sua carriera europea. Questi anni furono caratterizzati da un’intensa attività espositiva e da una crescente visibilità sulla scena artistica parigina: in quel periodo dipinse strade e caffè parigini, folle di abitanti della città e scene di vita urbana. In alcune composizioni raffigurò nudi femminili sensuali ed episodi della Parigi notturna. Due opere di questo ciclo, Rêverie (Due donne al caffè) e Un angolo di Parigi sono esposte in mostra. Lo scoppio della Seconda guerra mondiale lo costrinse nuovamente all’esilio. Dopo un periodo nel sud della Francia, nel 1941 emigrò negli Stati Uniti con l’aiuto del violinista Jascha Heifetz, che sarebbe diventato uno dei suoi più importanti collezionisti. Si stabilì tra New York e Los Angeles, dividendo il suo tempo tra le due città. Nel 1945 ricevette il Watson F. Blair Prize dall’Art Institute of Chicago, nel 1948 fu nominato Respected Fellow della Royal Society of Art di Londra e nel 1968 divenne membro della Benjamin Franklin Society of Art. Dagli anni Quaranta fino ai primi anni Settanta rimase impegnato nell’attività espositiva e nella produzione artistica negli Stati Uniti. Grigory Gluckmann morì nel 1973. 

La sua carriera, che si estese tra Russia, Germania, Italia, Francia e Stati Uniti, riflette la storia più ampia dell’esilio artistico e della migrazione culturale del Novecento. Le sue opere sono conservate in collezioni pubbliche e private in Europa e negli Stati Uniti, e la sua eredità continua a essere oggetto di rilettura nel contesto della pittura figurativa moderna e della storia dell’arte dell’emigrazione. Scrive la curatrice Daria Jorioz: “Di Gluckmann mi affascinano la qualità pittorica, la lucentezza delle superfici, la raffinata originalità dei cromatismi, l’indubbia padronanza delle tecniche antiche, la maestria e la compostezza della composizione, ma, soprattutto, il sottile velo di malinconia e tristezza che ne ammanta i dipinti. Le donne che abitano le sue tavole sono al contempo eteree creature del passato e figure contemporanee di raffinata complessità psicologica, per un verso archetipi di un tempo sospeso ma anche persone che percepiamo come reali, inserite in interni riconoscibili per quanto solo suggeriti.” Tra i soggetti prediletti da Gluckmann vi sono le scene di balletto che rinviano a un primo sguardo a Edgar Degas e rivelano la sua attenzione per momenti di attesa dietro le quinte, dove le figure sono raffigurate con le loro fragilità interiori come in Grandi aspettative, Sogni di domani e Prima apparizione, opere presentate in mostra. Nel trattamento del nudo femminile, Gluckmann si rifaceva alle tecniche degli antichi maestri. La materia preziosa e smaltata delle tavole dipinte rinvia alla tecnica ad olio su supporto ligneo dei maestri antichi, fatta di sovrapposizioni di sottilissimi impasti: una scelta che raggiunge esiti altissimi in un’opera della maturità assegnabile al periodo americano, dal titolo Composition, presente in mostra.

Per informazioni: Regione autonoma Valle d'Aosta, Assessorato Istruzione, Cultura e Politiche identitarie, Struttura Attività espositive e promozione identità culturale, 0165.275937, Museo Archeologico Regionale Piazza Roncas 12, Aosta 0165.275902. 

mercoledì 22 aprile 2026

Biella

Al Polo Culturale di Biella Piazzo, dal 25 aprile al 19 luglio 2026, ritorna Selvatica. Arte e Natura in Festival, l’evento biennale interamente dedicato alla natura e all’ambiente. Gli storici palazzi Gromo Losa e Ferrero sono pronti a ospitare artisti, fotografi, creativi e ricercatori in un insieme di proposte che coniugano mostre di pittura, fotografia, scultura, laboratori didattici ed eventi collaterali, tutti uniti da un unico grande fine: la salvaguardia e la tutela dell’ambiente. Tra gli eventi di quest’anno va segnalato Audubon. Il grande racconto della natura la prima mostra in Italia dedicata allo statunitense John James Audubon, tra i più importanti artisti naturalisti della storia, famoso per le sue spettacolari illustrazioni dedicate agli uccelli del continente americano raccolte nel celebre e monumentale The Birds of America. A corollario di questa grande mostra, in esposizione le sculture di Alice Zanin dedicate all’opera del maestro naturalista. L’artista, che lavora principalmente con la carta e il bronzo, proporrà una serie di uccelli creati appositamente per Selvatica, in un suggestivo dialogo con i capolavori di Audubon esposti. Le mostre sono a cura di Lorenza Salamon. La sezione dedicata alla fotografia, curata da Fabrizio Lava, si apre con l’interessante mostra Poesia per la natura del fotografo cinese Zheng Xiaolin, un omaggio poetico con una serie di fotografie in bianco e nero, con trame delicate e toni unici, che raffigurano animali e paesaggi. Le opere scelte provengono da due libri che l’artista ha realizzato nell’arco di dieci anni di viaggi e ricerca fotografica. Come di consueto in mostra anche una ricca selezione di fotografie provenienti dal prestigioso concorso naturalistico tedesco Glanzlichter e non mancherà il Fotoclub Biella con una mostra in multivisione dei migliori scatti dedicati all’ambiente e alla natura. In mostra, sempre a cura di Lorenza Salamon, anche i lavori di Geremia Cerri, vincitore della scorsa edizione del concorso artistico Be Natural/Be Wild mentre a cura di Irene Finiguerr, si terrà la mostra di Anna Roberti. Inoltre, nei giardini di Palazzo Gromo Losa, il pubblico potrà ammirare l’installazione di Michela Cavagna The Sociable Waver. A Matter That Questions, in collaborazione con l’artista sonoro Emiliano Battistini, una scultura che nasce da una riflessione sul tema della co-abitazione e sulla difficoltà, nelle grandi città contemporanee, di individuare spazi neutri e non alienati. Tra gli eventi previsti anche la mostra scientifica Alieni. La conquista dell’Italia da parte di piante e animali introdotti dall’uomo a cura di Francesco Tomasinelli e Raffaella Fiore.


giovedì 9 aprile 2026

Melegnano

Si può amare qualcosa o qualcuno che ci sfugge o che non capiamo o che è lontano o che è soltanto un sogno. Sì, si può. Non è stato facile capire  Amy Winehouse, ma a volte non è necessario capire, basta solo lasciarsi andare, e poi seguirla libera, incosciente, innocente e selvaggia. Kajal Girl il nuovo singolo dei Three Seconds To Stop che riflette la sua figura così come lo spirito istintivo, spontaneo e caotico della band. Nella galleria delle protagoniste del nuovo EP Imaginary Passengers (Torpedo Records, 20026), tutto dedicato all’universo femminile, i Three Seconds To Stop riportano Amy dove si merita perché si è inventata un mondo tutto suo, folle e pericoloso, fragile e  fantastico. È stata l’ultima rock’n’roll star degna di questo nome, ma comunque vera. Bastava guardarla sulla copertina di Back to Black e non ci si poteva sbagliare: Amy è al centro, sguardo fiero, gambe in vista. È lei e in questo è stata insuperabile perché si è riconosciuta in quel personaggio ma è rimasta una ribelle che non teme paragoni e, può piacere o non piacere, ma è ancora unica. Con l’artwork a cura di Silvio Bottani, Kajal Girl è l’omaggio con cui i Three Seconds To Stop raccontano come Amy sia diventata un tatuaggio: ti tocca e non se ne va più. No, no, no.

martedì 31 marzo 2026

Opera

Nuovo appuntamento dal vivo per i Three Seconds To Stop alias 2ts al seguito del nuovo EP Imaginary Passengers (Torpedo Records, 2026) che suoneranno all’Armònia Music Bar di Opera (via Armando Diaz, 16, 3494719090) giovedì 9 aprile, a partire dalle ore 21.30. Imaginary Passengers arriva al culmine di un percorso di più di vent’anni di rock’n’roll che ha visto i Three Seconds To Stop attraversare le gestazioni degli album Three Seconds To Stop (2003), Stolen Moments (2011) e Awareness (2017), poi tutti raccolti in una card USB pubblicata nel 2023.  Le canzoni di Imaginary Passengers, incise essenzialmente live sono connesse da una moltitudine di riff chitarristici e da un lavorio ritmico incessante, ruotano con convinzione attorno alla figura femminile, omaggiata con The Thine Line, Cecilia e Kajal Girl, ispirata e dedicata ad Amy Winehouse, cantante straordinaria e personalità tanto tormentata quanto indimenticabile. Tra gli Imaginary Passengers è la presenza più vistosa, ma non è l’unica perché come dicono i 2ts che nello specifico sono Davide Boerchio (chitarra e voce), Stefano De Giorgi (chitarra), Fabio Fontana (basso), Davide Rolla alla batteria “in tutti questi anni di musica, ma anche nella vita di ognuno, chissà quante volte abbiamo sognato viaggi e quanti altri viaggiatori abbiamo incontrato con le speranze, le delusioni, i disastri, l’amore, il sesso, le sbronze, le disillusioni e le certezze”. Per ulteriori informazioni: Armònia Music Bar.