Kamen’ è un’eccellenza culturale che da trentacinque anni senza interruzioni indaga con autorevolezza temi poetici e filosofici con un’eleganza e una trasparenza che hanno pochi eguali. Una dimensione che, in parallelo alla ricerca letteraria, sempre puntuale e raffinata, coltiva una rigorosa indipendenza. Negli anni hanno trovato spazio nelle pagine di Kamen’ riflessioni, carteggi, osservazioni, ricordi, aforismi, percorsi di un discorso ininterrotto che tocca tutti gli aspetti della vita culturale e artistica, dal giornalismo al teatro fino alla musica. Un lavoro assiduo e fermo nella sua qualità così come movimentato ed eclettico nella ricchezza delle proposte, tutte concentrate sulla linearità e sulla precisione delle pagine in bianco e nero, prive degli orpelli delle immagini e concentratissime sull’essenzialità e sui significati delle parole. L’unica concessione estetica sono le sgargianti vesti monocolore della copertina (in Kamen’ 68 viene sfoggiato un brillante rosso) che ormai sono una componente irrinunciabile della rivista, riconosciuta, nel 2021, per “l’alto valore culturale”. Per inciso, non contiene pubblicità e per questo meriterebbe pure una medaglia al valore. La prima parte di Kamen’ 68 è dedicata a Giuseppe Baretti, figura di intellettuale quanto mai necessaria essendo stato “fra i primi a cercare una critica letteraria moderna, intesa come genere letterario e come presa in esame della cultura e dei costumi in generale, ispirata alla difesa battagliera di un’arte eticamente utile”. Il saggio di Marino Alberto Balducci sul rapporto di Baretti con Dante è un’analisi ricchissima e luminosa che, tra l’altro, contiene un passaggio che è un ideale cardine con la seconda parte della rivista dove dice che “la poesia non è filosofia. La grande poesia è tutt’altro. È trascendimento dei limiti della ragione, dei suoi confini traslucidi: essa è amplificazione del nostro sentire (e dell’avvertire la verità nell’essenza profonda di questa, proprio attraverso il sentire) grazie alle immagini, ai miti, ai simboli più potenti e misteriosi”. È il caso specifico di Sarah Kirsch, un’importante voce del ventesimo secolo riportata all’attenzione dall’ottima selezione a cura di Paola Quadrelli, dove spicca tra, le altre liriche, Tramonta bel sole: “Tramonta bel sole, muori con meno arte, casa sfasciati non esitate: il mio delfino grigio ha raggiunta a nuoto l’altra costa. Ancora ieri soffiava mare dinanzi a sé, nuotava pieno di arte, frustava l’acqua, ora è via lontano, dicono, la nostra costa, incrostata di sale e vuota, ha perduto il suo delfino. Nessuno conosce una via di fuga”. Molto interessante anche La tesi di laurea di Nino Rota su Gioseffo Zarlino secondo la ricostruzione di Matteo Mario Vecchio che rispolvera una notevole digressione di Nino Rota, quanto mai adeguata alle forme esplorate da Kamen’: “La parola può essere non soltanto elemento di organicità espressiva: ma attraverso tale organicità essa può contribuire alla determinazione di un ordine, di una forma nello stesso lato puramente musicale di una composizione. Le corrispondenze, le alternative, i contrasti nella successione dei momenti espressivi musicali trovano nella parola una giustificazione e un’unità, che dalla corrispondenza esteriore si può estendere alla intima essenza musicale. In un secondo tempo si potrebbe quasi dire che la parola commenta la musica, e in certo senso, la spiega”. Per abbonamenti o ulteriori informazioni: Kamen’.

Nessun commento:
Posta un commento