venerdì 28 marzo 2025

Roma

Nella collana Turning Point, nome tratto da quel momento imprevedibile che cambia la prospettiva, c’è modo di incontrare un rapporto originale e indipendente tra la scrittura e il mondo in cui viviamo. Si era già visto con Lo sguardo di Vic di Stefano Solventi, una puntualissima visione sugli sviluppi del rapporto tra strumenti tecnologici e ascolti musicali, a partire dall’introduzione del Walkman e trova un’altra dimensione con La terra di tutti che racconta un’esperienza, nata anni fa nel corso del servizio civile in una cascina a fianco di persone emarginate, tra campi da coltivare, animali da allevare e John Mellencamp in sottofondo. Da quel momento è nato un lungo percorso che anni dopo ha portato alla nascita degli orti del Pellicano, un modello di welfare alternativo basato sull’agricoltura sociale. Un tentativo che è andato via via ad approfondire i rapporti con il territorio, con le istituzioni (dalle amministrazioni locali all’università) proponendosi come interlocutore di un nuovo livello di condivisione di idee, progetti e valori. Ma La terra di tutti non è soltanto un libro sugli orti del Pellicano. È un libro su una trasformazione:ci racconta il ritorno alla terra e il valore del legame con il territorio, il tempo e le stagioni. Ci invita a rivalutare il nostro rapporto con il lavoro, il cibo, l’ambiente e, più in generale, il nostro “stare al mondo”. Lo fa intrecciando memorie personali, suggestioni letterarie e musicali, immagini vive e potenti della Pianura Padana: passeggiando nella Valgrassa, lungo le sponde del fiume, tra campi coltivati e stoppie, gamberi rossi della Louisiana e aironi, cacciatori e api operaie, la poesia della pioggia e la fatica concreta del lavoro nei campi. Lo fa osservando la saggezza nascosta nell’acqua che “con molta indifferenza per i nostri destini, va comunque verso il basso […] non è una direzione casuale, scontata, compiuta o imposta: è una questione molto semplice, naturale, che lascia le tracce di un corso costante[…] L’intuizione è stata quella: andare verso il basso, proprio come un’ottica costante, un’attitudine. E ricominciare da lì, dove va l’acqua. Dalla terra”. 

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