Il tempo è relativo, non importa da che parte sta. Ci sono cellule che decadono e altre che si moltiplicano. Ci sono rock’n’roll band che esplodono, implodono o rimangono all’infinito e poi ci sono i Mandolin’ Brothers. Ogni tanto festeggiano un anniversario: trent’anni, quaranta, forse di più. È difficile capire anche l’età dei singoli membri e chissà come festeggiano i compleanni. Posso solo immaginare: una volta li ho incontrati per organizzare un concerto, e non sono più tornato a casa. Dai, lo sapete tutti che i Mandolin’ sono un’entità diversa che vive il rock’n’roll non come se fosse l’unica missione della vita, ma come se fosse la vita stessa. Con qualche vizio. Qualche anno fa, gli show dei Mandolin’ erano degli happening dove succedeva di tutto: c’era una danzatrice del ventre, o me la sono sognata? Qualcuno suonava un sitar? Probabile, ma una sera è salito sul palco con loro Jono Manson in quell’angolo speciale che era Spaziomusica e all’improvviso Pavia è diventata New York o Memphis o Austin, e se non è un miracolo quello, ditemi voi cos’è. I Mandolin’ sono così: appaiono un po’ dimessi, magari le camicie avrebbero bisogno un’aggiustatina, ma poi cantano Desolation Row verso per verso, strofa per strofa, senza dimenticare una parola, e suonandola come se Dylan fosse lì, intento a decidere se assumerli o no per il Never Ending Tour. Farebbero la loro figura, non c’è il minimo dubbio, perché non conoscono solo le sue canzoni (a proposito, c’è una spettacolare versione di Blind Willie McTell in arrivo) ma anche quelle di David Crosby, dei Little Feat o degli Allman Brothers. Una volta avevo bisogno un pezzo per uno spot, mi hanno mandato una canzone di Steve Earle. Lo stile è quello, generoso e accurato, e così anche se stanno insieme da secoli, non è che abbiamo prodotto granché perché il tempo è una cosa, e i tempi sono un’altra. Però quello che hanno inciso è tutto splendido, suona benissimo. Anche il nuovo album, Restless, in uscita alla fine di settembre, manda segnali forti e chiari, e andrà ascoltato a tutto volume, in modo che anche i vicini di casa capiscano e si adeguino al menù dei Mandolin’ Brothers che prevede sempre una certa quantità di decibel. Lo stanno producendo in compact disc e in vinile e visto che l’industria discografica ha fatto la fine che ha fatto, se lo producono da soli e hanno bisogno una mano per cui bisogna andare qui per sostenere lo sviluppo, l’evoluzione e la genesi e la rivelazione di Restless. Serve soltanto un piccolo sforzo ancora, poi i Mandolin’ Brothers potranno avviarsi a festeggiare pure il mezzo secolo di fedeltà a se stessi e al rock’n’roll. Conosco soltanto un’altra band che è durata così tanto, sta per uscire con un nuovo album e dice ancora che il tempo sta dalla loro parte, e sono pure in formissima, ma di sicuro non hanno bisogno del crowfunding.
mercoledì 10 giugno 2026
martedì 5 maggio 2026
Melegnano
La voce narrante di Biagio Vinella e la chitarra di Evasio Muraro presentano a Radio Usom, venerdì 8 maggio, dalle ore 22 La cravatta blu, storia di un ragazzo cresciuto nella Torino degli anni Sessanta fra illusioni e delusioni di una generazione che ha vissuto speranze e turbolenze del dopoguerra. La regia è a cura di Max XXX Pala, la partecipazione è libera e gratuita, ma si può ascoltare e vedere in diretta su Radio Usom, A-Live & Kicking.
lunedì 4 maggio 2026
Aosta
In Argentina, il 24 marzo 2026, si è ricordato il cinquantesimo anniversario del colpo di stato militare perpetrato dai generali delle forze armate che, nell’ambito del Proceso de Reorganización Nacional, hanno rovesciato il governo democratico e instaurato una sanguinosa dittatura durata dal 1976 al 1983, causando la scomparsa di circa 30.000 persone, i desaparecidos. Dal 30 aprile 1977, in pieno periodo repressivo e sfidando i divieti di assembramento imposti dal governo militare, le madri di questi ragazzi e ragazze incominciarono a incontrarsi e sfilare in tondo davanti alla sede del governo, la Casa Rosada, per avere notizie dei loro figli. Nacque così l’associazione delle Madres de Plaza de Mayo che nel corso degli anni e attraverso azioni di denuncia hanno chiesto verità e giustizia per i desaparecidos.
(Buenos Aires, 2025, Parque de la memoria. Il Monumento alle Vittime del Terrorismo di Stato, su cui sono incisi i nomi delle persone scomparse e uccise dalla repressione, è stato costruito in uno spazio pubblico a nord ovest della città, sulla costa del Río de la Plata, all’interno del Parque de la Memoria)
La mostra Ahora y siempre di Stefano Scherma, presso la sede espositiva dell’Hôtel des États di Aosta, attraverso un percorso multimediale che parte dalla fotografia, l’autore aostano esplora la memoria della repressione operata dalla dittatura argentina, in un’esposizione che accompagnerà il pubblico di piazza Chanoux fino all’estate. Le immagini realizzate da Stefano Scherma restituiscono il racconto delle Madri di Plaza de Mayo e ne amplificano il ricordo, proiettandolo sulla contemporaneità; dove impegno civile, memoria e testimonianza si incontrano. Con questo spirito si uniscono le due espressioni, ahora y siempre e nunca mas, che rappresentano i valori e la visione del mondo che da anni guidano il lavoro di ricerca di Stefano Scherma.
(Buenos Aires 2022, Plaza de Mayo: “30 mil desaparecidos presente, ahora y siempre”. Questo è il grido utilizzato dalle madres durante ogni commemorazione dei figli scomparsi. Plaza de Mayo è uno dei luoghi simbolici in cui terminano la maggior parte delle manifestazioni della capitale. Il 24 marzo, anniversario del colpo di stato, si celebra el Día de la Memoria por la Verdad y la Justicia, in difesa della memoria delle vittime della dittatura)
Gli scatti in bianco e nero di Stefano Scherma dialogano con le testimonianze delle Madri di Plaza de Mayo: ricordare significa opporsi all’oblio, dare voce a chi è stato cancellato, trasformare il dolore in coscienza collettiva. Ogni fotografia diventa uno spazio di ascolto, un frammento che richiama l’assenza e restituisce presenza. In questo intreccio di silenzio e parole emerge una riflessione profonda sul significato della memoria, un invito a non distogliere lo sguardo, a riconoscere nelle immagini ciò che continua a interrogarci, a cui fatichiamo, ancora, e sempre, a trovare una risposta. La mostra è aperta fino al 26 luglio 2026, presso la sede espositiva Hôtel des États, Piazza Chanoux, Aosta, dal martedì alla domenica, dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 18, l’ingresso è gratuito, per ulteriori informazioni: 0165.300552.
lunedì 27 aprile 2026
La Spezia
Un viaggio tra passato e presente per riscoprire il legame tra l’uomo, la natura e l’infinito: Ripensando il Romanticismo nell’arte contemporanea, fino al 13 settembre 2026, al CAMeC a cura di Elena Volpato, propone un’indagine profonda sull’eredità spirituale e visiva di tre maestri della pittura, Caspar David Friedrich, John Constable e J. M. W. Turner, mostrando i riflessi nelle opere di sette protagonisti della scena artistica internazionale, Giovanni Anselmo, Massimo Bartolini, Ian Kiaer, David Schutter, Linda Fregni Nagler, Pesce Khete e Michele Tocca. Lontana dall’essere una semplice celebrazione storica, la mostra racconta come ancora oggi sia importante nell’arte il legame tra uomo, natura e infinito.
Il percorso si snoda attraverso tre filoni concettuali che corrispondono alle diverse “anime” del Romanticismo: l’arte ermetica e metafisica di Friedrich, il naturalismo schietto di Constable e il paesaggio come spazio mentale di Turner. Dice Elena Volpato: “Credo che dalla stagione poetica del Romanticismo ci giunga un invito irrinunciabile a recuperare una piena consapevolezza del nostro modo di stare al mondo, a prenderci il tempo necessario per scendere al di sotto della superficie delle cose, per tornare a parlare in arte di intensità espressiva e della tensione conoscitiva che ci deriva dalle emozioni”.
-
Il Black Inside si è ormai imposto come una delle più importanti realtà per la musica dal vivo, per la raffinata ricerca e per la qualità de...
-
Kamen’ è un’eccellenza culturale che da trentacinque anni senza interruzioni indaga con autorevolezza temi poetici e filosofici con un’elega...
-
La cucina economica per tanti anni è stata la risorsa principale della comunità, per il calore e per la preparazione dei pasti. Era molto ef...






.jpg)
